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Dopo Frieze vera e propria, tocca farsi un giro a Frieze Masters, la fiera nata da una costola della casa madre e dedicata al moderno e all’antico, sempre a Regent’s Park.
Prima domanda, che in realtà frulla in testa da quando è nata questa fiera parallela: da dove viene l’idea che “l’antico” abbia bisogno di toni molto soft, al limite dello sbiadito, luci basse, e insomma tutto un clima che vira al grigio? Non è un’idea un po’ antiquata dell’antiquariato?
Ma, a parte questo, quello che non convince è il fatto che nei suoi pochi anni di vita (quattro) Frieze Masters abbia perso la sua identità. Non c’è infatti solo moderno e antico, ma ormai molto contemporaneo e gallerie, vocate a questo mondo, che chissà perché si sono trasferite qui.
È il caso per esempio di Noero, da sempre galleria italiana di punta a Frieze, che stavolta è in compagnia di Luhring Augustine a Frieze Masters, o della Continua, che non ha mai messo piede nella fiera madre e che invece eccola sbucare a Frieze Masters con un solo show di Pistoletto. Che è senz’altro un artista storicizzato, ma moderno o antico non ci pare.
Stesso discorso per tutte le super gallerie, tipo Lisson, Paula Cooper, Gagosian e Pace che stanno di qua e di là, forse perché di qua (Frieze Masters) si vende altrettanto bene che di là.
Detto questo, la fiera è piena di pezzi fantastici (un po’ troppi Fontana, forse, tanto che viene da chiedersi quando mai avrà avuto il tempo di tagliare e bucare tutte queste tele), con il moderno, appunto, che letteralmente spopola, anche con le gallerie italiane tipo Robilant + Voena o Cardi che si difendono benissimo, a scapito dell’antico che in una sistemazione del genere prende un tono un po’ kitsch.












