15 ottobre 2015

Londra, Frieze e oltre/6. Si vende? Eccome! E vanno forte gli artisti orientali, ma anche Boetti e Damien Hirst

 

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A Frieze London pare si venda, eccome. Ecco qualche risultato decisamente importante, “certificato” anche da Art Market. Iniziamo da David Zwirner, che piazza un Chris Ofili, Midnight Cocktail, per 750mila sterline. 
Lisson Gallery invece batte un po’ tutti, almeno in fatto di status-symbol, con Ai Weiwei. Dell’artista cinese, andato a un collezionista mediorientale, si vede Iron Root, opera in ghisa smaltata con vernice industriale del 2015, a circa mezzo milione.
Thaddaeus Ropac è invece sugli scudi con un dittico di Robert Longo, venduto a un collezionista europeo per 650mila sterline, mentre Boetti tiene testa alla Skarstedt: il suo 841/Beige Sahara (foto in home page) del 1967 va a 500mila e un’opera astratta di Albert Oehlen, del 1991, fa record con 700mila sterline di incasso. 
Hakgojae e Dominique Levy puntano invece su Chung Sang-hwa, la prima con sette dipinti che coprono il periodo 1970-80, per una cifra che si aggira tra i 500mila e il milione di sterline, la seconda piazza invece l’acrilico 87-12-7, del 1987, a 540mila.
Vendita globale dello stand invece per Pilar Corrias, che presenta i lavori di Ken Okiishi mentre White Cube punta su Hirst e vince con Holbein, acquarello del 2015, a un milione e 200mila (foto sopra, un particolare).
Hauser & Wirth invece annuncia di aver piazzato Isa Genzken, Martin Creed, Hans Josephsohn, Takesada Matsutani, Gottfried Gruner e Djordje Ozbolt, mentre Lehman Maupin ha puntato a sua volta sull’oriente con il lavoro del coreano Do Ho Suh, i cui disegni sono andati – negli esemplari più grandi – a 175-225mila dollari, e le versioni più piccole in un range che sta tra i 10 e i 50mila. Se vi sembra nulla, di questi tempi. Aggiornamenti in corso. 
 

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