04 novembre 2015

Alberto Zanchetta riconfermato al MAC di Lissone. Ecco il futuro del museo secondo il direttore

 

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Dopo tre anni di attività Alberto Zanchetta, è stato riconfermato direttore del MAC di Lissone per il prossimo biennio. Durante il suo primo mandato, iniziato nel 2012, Zanchetta ha conferito una nuova identità al museo, attraverso più di ottanta mostre e progetti collaterali dedicati alle collezioni del museo, ai maestri, agli artisti mid-career e agli emergenti. Sforzo titanico che ha restituito al museo un ruolo di primo piano nel panorama italiano e gli ha conferito un respiro internazionale. Lo abbiamo incontrato per un bilancio sul passato e per conoscere l’impronta che vorrà dare ai prossimi anni.
Nel febbraio 2013, da neo-direttore che aveva appena preso le redini del MAC, così rispondevi alla mia domanda per Exibart su come avresti voluto fosse il museo al termine del tuo mandato: «Da tempio sacro e silenzioso, sogno un museo che sia un forum partecipativo, quindi una fucina d’idee, di talenti, di opportunità. Un centro vivo e dinamico, pulsante sia all’interno che all’esterno, capace di stimolare la cittadinanza e i visitatori». Le mostre e i progetti realizzati e la nuova considerazione che ha ottenuto il MAC dimostrano che ci sei riuscito. Considerando gli esigui budget a tua disposizione, ritieni che i successi siano proporzionali agli sforzi sostenuti?
«Aristotele diceva che “l’insieme è più della somma delle sue parti” (se così fosse, avremmo ecceduto oltremisura gli standard). Sottoposto a bulimia e ipertrofia, il complesso museale è stato messo a dura prova nell’ultimo periodo della sua vita, ma credo anche che possa considerarli come i suoi anni migliori. Pubblico e addetti ai lavori hanno sempre speso parole lusinghiere nei nostri confronti, posso anzi dire che le critiche sono state mosse quasi esclusivamente all’inizio, per diffidenza, forse malumore, o magari invidia. C’è chi decide di reggere sulle proprie spalle un macigno, come il dio Atlante, oppure una croce, come Cristo, ma i muscoli non fanno che irrobustirsi e la mente mantenersi brillante nel perseguire i propri obiettivi. Malgrado il museo non sia ancora diventato un bodybuilder, mi sembra pronto per cambiare categoria e sottoporsi a nuove e più ardue sfide». 
Quali credi siamo le ragioni di questa riconferma? Cosa manterrai del modo in cui hai operato fino ad ora e cosa pensi di modificare?
«Nel triennio appena trascorso è emersa la passione e la volontà di migliorare, continuando a rinnovare le scelte, le idee, gli approcci e gli allestimenti. Credo quindi sia stata lodata l’attività intensiva – del tutto inaspettata da parte dell’ente comunale – che di anno in anno è cresciuta sia nella qualità espositiva, sia per l’importanza degli autori coinvolti. Sicuramente continuerò a programmare eventi a flusso continuo. Stiamo inoltre cercando di valorizzare al meglio l’aspetto della didattica e degli incontri con il pubblico che ultimamente stanno impegnando molto il museo. A dire il vero, non c’è molto che vorrei cambiare rispetto al passato, l’obiettivo è semmai quello di rafforzare e implementare la linea che fin qui sembra averci premiato».
Quali saranno gli obiettivi del prossimo biennio? Attraverso quali progetti li perseguirai?
«Riallestirò in modo permanente la collezione storica, ma in una formula del tutto rinnovata; dopo essermi concentrato sui singoli autori è giunto il momento di sperimentare maggiormente con le mostre tematiche; oltre ad approfondimenti dedicati agli anni Sessanta, vorrei coinvolgere situazioni indipendenti come i collettivi d’artisti che in Italia e all’estero stanno proponendo progettualità inedite; infine, intendo rafforzare le sinergie tra le arti visivi, il design e l’architettura. (Silvia Conta)
foto di Emilio Tremolada

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