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Lo abbiamo visto recentemente alla Biennale di Istanbul, con un’installazione (ricordate lo zoo fantastico, sul mare?) che ci ha fatto sognare, e ora arriva a Torino (è stato qui un mese con il suo “studio errante”, per concepire un allestimento decisamente complicato, a cura di Irene Calderoni) per la prima personale alla Fondazione Sandretto. Eccolo Adrián Villar Rojas, efant prodige argentino, classe 1980, che ieri sera ha “chiamato” negli spazi di via Modane un vero e proprio fiume di art lovers.
Motivo di tutto è il suo Rinascimento, titolo di una mostra complessa, apocalittica e per certi versi complicata da guardare, immersiva, dove su una schiera di immensi massi monolitici, elementi di un paesaggio lunare, si trovano i reperti del tempo: ancore, pesci, cibo in decomposizione, plastiche, fossili. Verrebbe da dire si tratti del tramonto del mondo, o della cristallizzazione di una nuova alba. In questo caso specifico, forse, le opere saranno un po’ meno fragile delle precedenti esperienze scultoree con l’argilla cruda, ma l’impatto resta fortissimo. In una mostra fortemente immaginifica, teatrale, e più vicina alle nostre “rovine” di quanto la vita non ci racconti.












