14 novembre 2015

Una “Tenombra” di suoni, spettri e collaborazioni. Ecco Nico Vascellari nel suo “one night show”, alla Marsélleria di Milano

 

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Ha inaugurato la personale di Nico Vascellari presso gli ampi spazi di Marsèlleria. La mostra si sviluppa attorno a una serie di sculture che costituiscono il nucleo della nuova produzione dell’artista. Si tratta di opere in divenire che sono presentate per la prima volta a Milano, come anteprima di una intensa programmazione lungo il 2016 con mostre personali presso la Whitworth Art Gallery a Manchester, l’Estorick Collection a Londra e il Museo Maxxi a Roma. 
Dopo una serie di collaborazioni – dalla presentazione del libro d’artista Blonde nel 2011, alla partecipazione ad Artissima e al programma di Codalunga al Foro Italico a Roma, entrambe nel 2014 – Vascellari e Marsèlleria si incontrano in un appuntamento che accade solo per una sera, pensato come piattaforma di sperimentazione aperta al pubblico, momento notturno di passaggio verso successive definizioni del percorso dell’artista e dei progetti dello spazio. 
L’esibizione si apre al pubblico su tre piani. Entrando si percepiscono subito dei suoni – dei rumori sinistri che ricordano il verso di alcuni volatili – dando la sensazione di essere sul set hitchcockiano di The Birds. È l’installazione audio Untitled (Hunting) (2015), posizionata nell’interrato completamente buio, illuminato saltuariamente dai riflessi sul muro provocati dall’opera Earthrise, un’installazione luminosa rotante situata al piano terra, che alterna l’accensione di due lampadine, dando un aspetto tetro e suggestivo allo spazio. D’altra parte la mostra si intitola Tenombra, un mix di penombra e tenebre. Nella stessa stanza abbiamo Into the infinity of thoughts (2014), un dittico ligneo incorniciato e lavorato a livello dei nodi. Poco più avanti, illuminato da una luce verticale, troviamo il bronzo Imperlato di rugiada (2015), una figura alata dai contorni segnati da un destino fatale. Salendo al piano superiore sono visibili tre opere realizzate quest’anno: Giving birth to something old, una sorta di boule in lattice giallognola e malandata, Giving birth to something dead, un tubo di rame il cui estremo è fatto ad imbuto, che esce dallo spazio espositivo, rompendo letteralmente la finestra, permettendo così di far entrare l’acqua piovana e, infine, When the light takes us, un assemblage di t-shirts cucite l’una all’altra con del filo, raffiguranti un paesaggio spettrale animato da dei corvi e dei teschi. E così il ciclo di Tenombra si conclude. Nel buio pesto della creazione. (Micol Balaban)

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