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Vivere le città: oggi come oggi un tema spinosissimo, dopo i fatti di Parigi, e dove si ha quasi la certezza che nulla possa essere previsto. In qualche modo, una riflessione, arriva anche dalla 24esima edizione della rassegna “Palinsesti”, che apre oggi a San Vito in Tagliamento, Friuli, e dove cinque artisti Palazzo Altan saranno in scena con la mostra “Città che si vedono”, a cura di Giorgia Gastaldon, che prende spunto dalla lettura de Le Città invisibili. Il rapporto da indagare è proprio quello tra la metropoli e le sue fragilità, il rapporto uomo-natura, il viaggio, la scoperta, il ricordo. Carlo Alberto Andreasi, Alessandro Ruzzier, Maria Rebecca Ballestra, Irene Coppola e Irene Fenara sono gli artisti chiamati a raccontarci di questi rapporti.
Al Castello del paese invece si parla di arte e tecnologia, con la mostra dell’artista tedesco Stefan Doepner A measurement measures measuring means, curata da Davide Bevilacqua. Da queste parti invece, “l’automa”, la macchina, viene smontata e analizzata, ne si ricombinano le funzioni e l’utilizzo, in una pratica quasi surrealista, ma pulsante di una nuova vita poco “comunemente meccanica”.
All’Essiccatoio Bozzoli è invece ospitata la personale di Alessandra Lazzaris, artista presente con l’opera Sectioned (2011) mentre a cura di Isabella Brezigar e Gastaldon, anche il Premio In Sesto alle Antiche Carceri, dove sono ospiti Tomaž Furlan, Michele Spanghero e Christoph Weber, dove critica alla società (Furlan), sonorità installative (Spanghero) e le sculture fluide e leggere in cemento (Weber), compongono l’altra tappa di questa edizione del Premio, a Pordenone, nelle sale espositive della Fondazione Ado Furlan, dove è in scena Bruno Fadel.
Insomma, mica male come “palinsesto”!














