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Paolo Romani, braccio destro e affezionato di Silvio Berlusconi, ieri ha perso le staffe e di fronte allo show di Barbara d’Urso a Pomeriggio 5, dove la giornalista stava intervistando tra gli altri il Ministro Alfano e un esponente di una comunità islamica, e non le ha mandate a dire: “D’Urso sei inadeguata e insopportabile. Occupati di amori, canti, balli e pettegolezzi, non di problemi seri. Dov’è il direttore di Canale 5?”, ha twittato Romani, subito ritwittato da chi – da anni – pensa che i contenitori televisivi della domenica pomeriggio dovrebbero essere rottamati, insieme ai loro presentatori e al loro “giornalismo”.
Romani ha parlato della D’Urso come di una conduttrice senza cultura, che non conosce la differenza tra sciiti e sunniti e che ha fatto diventare “terroristi” tutti i musulmani del mondo.
Ma oltre le polemiche, c’è qualcosa dalle parole di Romani che lancia una luce: la voglia di non dare più spalla alle chiacchiere inutili, da salotto e da bar, di fronte a fatti del genere. La necessità, insomma, di non inquinare ulteriormente il pensiero con piagnistei e false morali o capri espiatori. Un po’ come accadde negli scorsi mesi anche nella redazione di Rainews, dove la direttrice Monica Maggioni dichiarò che non si sarebbero più mostrati video dell’Isis e delle loro esecuzioni, per evitare di dare “spalla” al terrorismo. E interponendo di nuovo la figura del giornalista come “mediatore” tra i fatti e il pubblico.
Così c’è l’occasione d’oro, nel disastro, anche per pensare un poco all’etica professionale di più di una categoria, mentre qualche “illuminato” come Daniela Santanché non ha mancato di ribadire, via social, “Io sto con Barbara d’Urso”. Contenta lei.


















Condivido pienamente le considerazioni di Romani.
Non si può usare un veicolo come le trasmissioni TV
per trattare argomenti seri senza essere preparati .
Ciascuno dovrebbe occuparsi di argomenti secondo le proprie professionalità!