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Dice che non canta più, ma scrive. E intanto esce tra dieci giorni un cofanetto che raccoglie (dipende dalle versioni deluxe) quattro o dieci cd. In effetti anche il compact disc sa di repertorio. Parliamo di Francesco Guccini, che a Bologna ha presentato Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto, edito da Mondadori, che è una raccolta di racconti, scritti dagli anni ’60 ad oggi, un po’ come le sue canzoni, iniziate alla fama sul finire degli anni ’60, stessa epoca di un altro bolognese celeberrimo, Lucio Dalla.
Ed ecco che tutto sembra una specie di testamento, e all’indomani dei fatti di Parigi e delle diatribe su scrittura, giornalismo, comunicazione, confusione, media (e non solo social) estremamente attuale.
Anche se poi, il cantautore, sembra navigare a vista nel passato ricordando Bologna come «una città molto cambiata da quando ero ragazzo io, ma forse il problema è solo che adesso ho una certa età». Non siamo spesso usi a parlare di musica su questo sito, è vero, ma Guccini – da bravo sognatore e dunque da profondo conoscitore della realtà, lancia delle staffilate sul presente che non possono che far riflettere: parla di un presente «pieno di canzoni inutili, scritte con lo spirito con cui un tempo si scriveva il disco per l’estate». E ancora «D’altra parte oggi ti danno il disco d’oro a 25mila copie vendute, una volta ce ne volevano un milione. E i talent show fanno fiorire solo illusioni».
Una specie d’amarezza diffusa, per un filosofo un po’ nazionalpopolare, che hai voglia quanto ha insegnato a generazioni non solo di fan, ma anche di artisti. E che nel tempo buio degli attacchi, della fantapolitica e delle grandi menzogne da destra a sinistra, forse sarà utile omaggiare di nuovo.










