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Per la prima volta nella storia i vincitori del Turner Prize (riservato agli artisti under 50 che lavorano in UK) sono stati presentati in Scozia, al Tramway di Glasgow, città dalla quale sono arrivati, negli anni, diverse personalità finite nella shortlist dell’award, uno tra i più prestigiosi del mondo.
E chi ha vinto, stavolta? Il collettivo londinese di architettura, arte e design Assemble. L’annuncio ieri sera, dal frontwoman degli Sonic Youth Kim Gordon.
A selezionare i vincitori quest’anno è stata una giuria composta da Alistair Hudson, direttore del Middlesbrough; dal critico e curatore Jan Verwoert; Joanna Mytkowska, direttore del Museo d’Arte Moderna di Varsavia; Kyla McDonald, direttore artistico di Sculpture Studios Glasgow, e presieduta da Alex Farquharson della Tate.
Da cosa arriva il podio? Da un progetto collaborativo, ancora in corso, con i residenti di Granby Four Street a Liverpool, abitanti di un gruppo di case a schiera costruite intorno al 1900 che hanno lottato per salvare dalla demolizione, negli ultimi dieci anni.
Il collettivo, che conta 18 membri, è attivo da meno di cinque anni, e sono i primi “non-artisti” a portarsi a casa il riconoscimento. Per loro l’onore si conta anche in 25mila sterline, oltre ad una nuova fama mondiale proprio nel mondo dell’arte, mentre per tutti gli altri finalisti c’è una “consolazione” da 5mila e ovviamente la mostra collettiva dei progetti alla Tate, fino al prossimo 17 gennaio.



















