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Sulla sua figura, al momento delle nomine del Mibact per i venti musei italiani, lo scorso agosto, si erano affollate molte nuvole. Il tedesco Eike Schmidt, quarantasette anni, trapiantato negli Stati Uniti, dove dal 2009 è stato curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili del Minneapolis Institute of Arts, ma che studiò sette anni proprio a Firenze, era stato indicato – non in ultimo – come un “non italiano” che non poteva avere il polso necessario per dirigere il massimo museo pubblico del Belpaese. Fatto sta che la prima operazione è riuscita, e gli Uffizi da oggi sono “esportati” in Russia, all’Hermitage di San Pietroburgo, dove si è aperta l’esposizione dell’opera Noli me tangere di Federico Barocci.
E se c’è chi con la “poltrona” di Schmidt ha storto il naso, c’è invece il direttore del museo sovietico, Mikhail Piotrovsky, che ha plaudito alla riforma del Mibact: «Stanno accadendo cose molto importanti in Italia in ambito museale. La riforma Franceschini sta rivoluzionando il sistema museale italiano e questo è un bene. L’Italia è adesso un modello interessantissimo», ha detto Piotrovsky. Solo un contentino ufficiale, visto che il nostro Ministro ai Beni Culturali era presente, o una verità “da esportazione”?



















