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Chissà perché, talvolta, la stessa ciambella riesce con il buco e altre no, nonostante l’impasto sia il medesimo. Siamo a Napoli, e l’impasto è quello della Metropolitana dell’Arte, che nei giorni scorsi aveva visto assegnato alla stazione Toledo il premio come miglior uso dello spazio pubblico dato dall’International tunnelling association.
E nella stessa Napoli però, come denunciato dal Corriere della Sera locale, qualcosa non va: la stazione del metrò stavolta è quella Salvator Rosa, non tanto nell’accesso ai binari quando nella passeggiata esterna tra le opere di Renato Barisani, Augusto Perez, Lucio Del Pezzo, Nino Longobardi, Riccardo Dalisi, Alex Mocika, Ugo Marano, riuniti qui dal progetto di Alessandro Mendini. Che succede? Che il percorso aperto nel 2001, oggi è un vero e proprio teatro dell’abbandono, del peggiore graffitismo, del bivacco, dell’incuria e dell’effetto del tempo. Vuoi vedere che “L’opera estetica globale che coinvolge profondamente il cittadino e fa da palcoscenico alla sua vita quotidiana”, come era stata definita la stazione dallo stesso Mendini, non ha fatto – o non fa più – effetto?










