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Il punto della situazione lo fa Simonetta Sciandivasci dalle pagine online de Linkiesta.
A che punto è Matera, Capitale della Cultura 2019? Secondo le voci ufficiali, quelli di Renzi e Franceschini, sarà un gioiello indimenticabile anche grazie solamente alla sua bellezza. E poi? Basterà tirare a nuovo qualche sasso per far vivere la città dopo l’evento? Perché in fondo sarà anche questa la sfida, come per Milano post-Expo. La differenza è che Milano è pur sempre Milano, Matera – non vogliatecene – ha qualche possibilità in meno, ed è per questo che andrebbero sfruttate al massimo quelle che gli verranno affibbiate.
Ma da Linkiesta ricordano un paio di problemi: la biblioteca provinciale Stigliani, per esempio, con 30mila volumi antichi, 100 manoscritti, 60 incunaboli, 130mila volumi moderni e 1200 testate, è passata sotto la Regione e grazie ai 25mila euro di finanziamenti non solo non compra un libro da un anno ma ha un futuro incerto, così come il Polo Museale mai aperto – per ora – e l’unico Cineteatro della città ha chiuso a maggio.
E dai “resort” nei Sassi, carissimi, a quella che nascerà come la Open Design School ovvero la prima scuola di design basata sui principi dell’Open Culture, per un “processo di ricostruzione di comunità”, che aprirà a Matera, Sciandivasci scrive: “Di cultura a Matera qualche ombra, ma ogni cosa è illuminata da panorami indimenticabili: al Sud, in fondo, basta questo”, parafrasando Matteo Renzi. Basterà?




















Auguriamoci che Matera, come altre realtà del Sud poco valorizzate e vittime di spietate speculazioni, abbiano finalmente la possibilità di splendere per ciò che hanno di speciale. Perdere questi gioielli, assistendo al loro progressivo spegnimento, è davvero qualcosa di terribile e ingiustificabile!