02 gennaio 2016

Bolzano divisa. Tutta colpa del free wi-fi di Museion, che da “connessione” è diventato terreno d’opinione, sulla questione homeless e migranti

 

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Che bello quando si entra al museo e la connessione web è libera, vero? E ancora più bello, nel caso sia libera anche alla caffetteria, o giù di lì.
Al Museion di Bolzano la rete, appartenente all’Università, era esattamente così, tanto che si poteva “prendere” anche nel piccolo slargo antistante l’entrata, e lungo il perimetro. 
Ora non sarà più così, perché la direzione ha deciso di abbassare la potenza della rete (in occasione di una ridisposizione dei servizi e di nuove password) anche per arginare un problema che negli ultimi tempi aveva “invaso” l’istituzione.
Un nutrito gruppo di homeless aveva iniziato a prendere la struttura per una sorta di “ostello”, di porto franco, che oltre a offrire free web era diventato anche luogo per ricaricare il cellulare e anche per usare il bagno per lavarsi.
«La questione è semplice: i problemi purtroppo ci sono stati. In queste ultime settimane abbiamo combattuto e cercato di trovare soluzioni all’emergenza senzatetto e – in alcuni casi – a fronteggiare situazioni molto spiacevoli che non dovrebbe risolvere Museion», ha spiegato la direttrice Letizia Ragaglia.
Ma come sempre, spesso da queste parti, le circostanze accendono fuochi e mezza città si è divisa sulla condanna del gesto, che toglie “aiuto” ai senzatetto, specialmente quando si tratta di dialogare con la propria famiglia oltre lo schermo, mezza a favore della misura che avrebbe sortito anche un annullamento del bivacco intorno al museo. 
Da connessione a disconessione, insomma, e in mezzo c’è sempre una comunità (anche dell’arte), che si trova spiazzata davanti alla figura dell’altro e di un comportamento poco “usuale”. E allora il wifi unisce o divide? E chi ne fa le vere spese? 

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