03 gennaio 2016

Mettono in difficoltà i no profit, ma pianificano musei subacquei da milioni di dollari. Ecco un’altra storia che arriva dall’Egitto

 

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Il ministro egiziano dei Beni Culturali e delle antichità, Mamdouh al-Damaty, ha annunciato che il governo è tornato sui suoi piani per la costruzione di un museo subacqueo ad Alessandria, che costerà qualcosa come 150 milioni di dollari.
L’idea, in realtà, era nata nel 2008 dall’allora segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, l’archeologo Zahi Hawas, ma poi – dopo uno studio di fattibilità UNESCO – il progetto si era interrotto con la primavera araba. 
Ma che cosa – in teoria – dovrebbe contenere questo museo “allagato”? Una serie di tesori attualmente sommersi e reliquie, reperti di cui la città è piena.
«Il museo rimodellerà la regione araba, in quanto sarà il primo del suo genere al mondo. Indubbiamente farà da volano per la ripresa del turismo e rilancerà l’economia egiziana, dopo una lunga recessione», ha detto Youssef Khalifa, presidente dell’Amministrazione delle Antichità del Basso Egitto.
Il museo, progettato dall’architetto francese Jacques Rougerie, comprenderà quattro edifici subacquei in forma di barche del Nilo collegate tra loro su una superficie di 22mila metri quadrati e saranno allineati in un cerchio con un raggio di 40 metri e potrà ospitare 3 milioni di visitatori l’anno. 
Ora, i problemi, sono di due tipi: il primo è il costo finanziariamente improbo per la costruzione, che forse si risolverà con campagne di fundraising e aiuti dall’UNESCO; il secondo è di ordine ambientale: la baia di Alessandra è uno dei tratti di mare più inquinati al mondo e più di un lettore, dal giornale locale Al Monitor, si è chiesto se i turisti saranno disposti a vedere oltre il vetro non un grande acquario di meraviglie ma un brodo torbido e senz’altro altamente corrosivo per le rovine. In bocca al lupo, Egitto, che potresti ricordare che esistono anche possibilità di cultura meno faraoniche, ma un po’ più scomode evidentemente.

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