08 gennaio 2016

Timbravano il cartellino e se ne andavano a farsi gli affari loro. Nove furbetti sospesi dal Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma

 

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Sono notizie che non fanno particolarmente bene alla cultura, anzi. Stavolta siamo a Roma, per un nuovo caso di assenteismo aggravato. Potremmo definirlo proprio così, visto che i nove furbetti – dipendenti del Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – timbravano il cartellino e poi andavano a zonzo, a farsi letteramente gli affari loro. 
Sono serviti mesi di accertamenti e verifiche con telecamere nascoste, ma i fatti sono venuti a galla: i dipendenti, tra i 43 e i 65 anni, timbravano sistematicamente il cartellino, per sé e per i colleghi ritardatari o assenti, e qualcuno poi andava a lavorare – nello stesso orario – nel negozio di famiglia, per esempio. Per tutti le accuse, a vario titolo, sono quelle di falsità materiale e ideologica, truffa ai danni dello Stato, false attestazioni e certificazioni. Per tutti, inoltre, una condanna unanime dall’opinione pubblica. E una sospensione di un anno. Chissà che non si impari una qualche lezione. 

1 commento

  1. A proposito dei furbetti
    Ma non esistono dirigenti che abbiano il dovere di controllare?
    Quando si scoprono situazioni del genere tutti si indignano , giustamente con in colpevoli, ma raramente con chi dovrebbe controllare
    È così si alimenta la cultura della irresponsabilità in cui l’Italia eccelle.

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