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Dopo qualche tentativo di giustificazione, la Lego si arrende. La compagnia ha fatto parzialmente dietrofront dopo aver cancellato l’ordine dello studio di Ai Weiwei per una grande quantità dei famosi mattoncini, che l’artista avrebbe utilizzato per realizzare i ritratti di dissidenti politici cinesi per la sua mostra alla National Gallery of Victoria di Melbourne. Dal quartier generale della Lego di Billund, in Danimarca, hanno fatto infatti sapere che non chiederanno più a chi ordina ingenti quantità dei loro prodotti l’utilizzo finale degli stessi.
Dopo essere venuta a sapere l’intento di Weiwei la società aveva annullato l’ordine dell’artista, giustificando la scelta con la finalità “politica” dell’opera. La risposta di Weiwei sui social network non si era fatta attendere. Con una serie di post aveva denunciato l’atto di “censura e discriminazione” della compagnia insinuando, probabilmente a ragione, che dietro il gesto si nascondessero gli interessi della Lego in Cina, dove la società è in procinto di costruire un gigantesco parco a tema. La rete ha amplificato l’indignazione dell’artista e in molti hanno accolto con entusiasmo il suo invito a donare quanti più mattoncini possibili per la realizzazione dell’opera, bypassando la casa madre. Quest’ultima ne è uscita sconfitta in termini di immagine, anche a seguito delle dichiarazioni di Weiwei che annunciavano una nuova opera in difesa della libertà di parola e dell’arte “politica”, un chiaro riferimento alla prima decisione di Lego. (gt)












