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L’abito non farà il monaco, ma un luogo – talvolta – è in grado di generare una strana corrente, un circuito fertile dove l’arte e il pensiero intorno ad essa, può germogliare e andare avanti per diverso tempo. Fu quello che accadde tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 tra Bologna, Rimini, Ravenna, in quella Romagna “godereccia” e talvolta anche un po’ tragica, raccontata quasi come “ombelico del mondo” anche da Pier Vittorio Tondelli nei suoi romanzi.
Stavolta sarà invece una breve mostra (che si apre sabato proprio al F.A.R di Rimini, fino alla fine del mese, appuntatevela in agenda!) a ripercorrere i nomi dei protagonisti di quello che fu un momento in cui si creò un linguaggio comune e un atteggiamento di curiosità, voglia di sperimentare, di giocare con l’arte, a queste latitudini.
“Portrait of the artist as a young dog, fra Bologna e la Romagna 1985/1995” è il titolo di questo progetto, ideato da Gino Gianuizzi, fondatore di Neon, e Danilo Montanari delle Essegi edizioni, che racconterà quel laboratorio diffuso che vide in Roberto Daolio in particolare, ma non solo lui, un attento osservatore, un fiancheggiatore e complice, e mai il critico ufficiale. Una specie di anarchia comunitaria di monelli dell’arte (young dog ha tra l’altro questa accezione). Artisti che di lì a poco avrebbero intrapreso percorsi diversi, alcuni verso la fama internazionale, altri più rinchiusi nella loro ricerca, altri ancora dispersi in diversi campi della vita.
Un omaggio che porterà i nomi di Avveduti, Bertozzi & Casoni, Cattelan, Codeghini, Cuoghi Corsello, Fantin, Marisaldi, Pessoli, Viel, Vitone e diversi altri, per non dimenticare una bella stagione. In risposta anche alle altre “dimensioni” degli stessi anni, come fu Brown Boveri a Milano, o il gruppo di via Lazzaro Palazzi, “rivendicato” oggi con Ennesima.




















