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In cima a una scala una signora anziana scruta l’orizzonte desertico, l’archeologa Marie Reiche, in uno scatto di Bruce Chatwin, mentre studia le linee Nazca. Questa l’immagine con cui Alejandro Aravena, vincitore del prestigioso Pritzker 2016, ha presentato oggi alla stampa la sua 15esima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, accompagnato dal riconfermato presidente Paolo Baratta, e dal suggestivo titolo “Reporting from the Front”. Una Biennale che si annuncia militante già dal titolo e che guarda il mondo da un avamposto.
Questo non solo a partire dall’immagine appena evocata, ma anche dal fatto che si tratta della prima conferenza stampa che si ricordi dove il curatore non abbia mostrato una slide o qualche immagine che dia un’anteprima di quello che vedremo dal 28 maggio al prossimo 27 novembre 2016 tra i Giardini e l’Arsenale di Venezia. Si tratta di un avamposto ancora tutto da scoprire e polisemico che molto avrà a che fare con la prassi del work in progress.
«L’architettura – spiega il curatore, nato in Cile nel 1967 – è chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta, integrando una varietà di ambiti anziché scegliendo uno rispetto ad un altro». Dopo le mostre internazionali di Chipperfield e di Koolhaas che riflettevano sullo stato presente dell’architettura a partire dalla fatica del concetto e da un’indagine interna alla materia, quella di Aravena guarda alla vita nella molteplicità del suo fiorire. «L’architettura è dare forma ai luoghi in cui viviamo – chiarisce Aravena – e le forme che produciamo sono informate dalla vita». Una scommessa, questo punto di vista in cima alla scala, rivolto anche agli addetti ai lavori e d’altra parte segno di un’apertura a un pubblico eterogeneo, che annuncia protagoniste anche pratiche artistiche lontane dallo specifico del settore. «Un’istituzione culturale è tale se riesce ad assumersi dei rischi», commenta il Presidente della Biennale Paolo Baratta, indicando che per parlare di “fronte” bisogna comunque presupporre la scommessa di una battaglia. (Marco Petricca)




















