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Vi ricordate i restrittivi piani del governo tedesco in fatto di esportazione di opere d’arte? Monika Grütters, Commissario alla Cultura, aveva fatto scattare una rivolta quando si è messo in luce il piano di valutare le opere di artisti tedeschi più vecchie di 70 anni o di valore superiore a 300mila euro, prima di poter essere esportate in un altro Paese europeo. Perché? Potrebbero essere considerate “patrimonio nazionale”, dunque confinate il patria.
Stavolta l’opposizione arriva dagli organizzatori delle fiere di Colonia, ovvero Art Cologne e Cologne Fine Art, che hanno scritto una lettera aperta per esprimere la loro opposizione alla modifica della legge, che potrebbe influenzare negativamente tutto il commercio dell’arte, come ha riportato Gerald Böse, CEO di Koelnmesse.
Secondo i Commissari, questa legge invece permetterà di disciplinare l’esportazione di opere d’arte significative e di facilitare il rimpatrio di beni culturali stranieri e illeciti, proteggendo il mercato.
Secondo Böse «Nel lungo periodo, le fiere d’arte tedesche non saranno più competitive rispetto alle loro controparti internazionali».
Ma non è finita, perché le autorità chiederanno garanzie non solo da gallerie e dealer, ma anche da collezionisti e singoli individui per tutte le esportazioni, prestiti compresi.
Stavolta, da queste parti, hanno forse confuso una giusta lotta al nero e all’evasione, con l’anima del commercio.




















