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Arco, e in particolare questa edizione, è l’occasione per scoprire alcuni luoghi di Madrid che normalmente sfuggono a una visita veloce. Parliamo di alcuni piccoli ma deliziosi musei, a volte autentici gioielli come il Museo del Romanticismo, che in questi giorni ospitano dei progetti speciali realizzati proprio per accendere una luce su di essi.
Un museo che invece non ha bisogno di attenzione mediatica, essendo sempre in cima alle preferenze del pubblico è il Reina Sofia, forte soprattutto di avere al suo interno Guernica, forse l’opera più famosa e più importante di Picasso.
Ma fino a lunedì, il Reina Sofia propone una gran bella mostra su Constant, “Nueva Babilonia”, fatta in collaborazione con il Gemeente Museum dell’Aja. Per chi conosce l’artista olandese solo per la sua partecipazione al CoBrA e poco sa di questo suo progetto splendidamente utopico che occupò diversi anni della sua vita, ha una graditissima sorpresa. Dopo le opere appartenenti al periodo CoBrA, movimento cui Constant diede un significativo contributo scrivendo anche il Manifesto di fondazione (1948), sfilano i disegni, le maquette e i quadri, peraltro tutti bellissimi lavori, legati al progetto della Nuova Babilonia. Un mondo che non solo guarda al futuro e lo prefigura concretamente – tutto sarebbe stato in rete, in connessione permanente – ma che soprattutto propone la liberazione totale della creatività, la non necessità di lavorare perché tutte le mansioni non intellettuali sarebbero state svolte da robot e gli abitanti della Nuova Babilonia si sarebbero preoccupati solo di sviluppare il proprio pensiero, l’attitudine all’arte, al fare creativo.
Utopia, certo, ma anche un pensiero forte. Articolato con passione da un artista che diventa totale, non solo per la capacità di coniugare arte e vita, ma anche per il suo voler entrare caparbiamente nella vita sociale, politica, civile delle persone. Sebbene Constant sia l’autore di Nuova Babilonia, non matura tale idea da solo. Un incontro fondamentale è quello con Guy Debord nel 1956, in Italia, ad Alba in Piemonte, dove rimane per alcuni mesi. È da qui che comincia a sviluppare concretamente il suo progetto, influenzato peraltro dalla conoscenza di alcuni gruppi di zingari piemontesi. Da questi prende l’idea della mobilità che nel suo pensiero si traduce in flussi, fino a diventare una forma di nomadismo concettuale. Un altro incontro decisivo è con il filosofo Johan Huizinga, autore del libro Homo ludens, che molta influenza ha nell’idea di liberare le energie creative.
Nuova Babilonia viene presentata per la prima volta nel 1959 al Museo Stedelijk di Amsterdam, ma sebbene il progetto andrà avanti fino al 1974, Constant a un certo punto abbandona il gruppo che nel frattempo si era formato attorno ad esso per divergenza su come è concepito l’artista e il suo ruolo, che per lui non può essere isolato dalla società. Dopo il 1974, l’artista torna a una pittura tradizionale e anche questa fase, che mette un po’ di malinconia, è accuratamente raccontata dalla mostra.




















