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Finalmente a Madrid è tornato un po’ di sole, anche se continua a soffiare un vento freddo. E la domenica mattina andiamo nel bel parco del Retiro, come fanno molti madrileni. Una breve passeggiata per raggiungere lo stupendo Palacio de Cristal e l’appena meno seducente Palacio Velasquez. Troppo entusiasmo? Assolutamente no. Sono due luoghi di rara bellezza, tenuti perfettamente. Il primo ospita un’installazione di Danh Vo, artista che specie dopo la mostra che ha curato un anno fa a Punta della Dogana durante la Biennale di Enwezor è conosciuto (amato e criticato, per lo più amato) da un largo pubblico. E il Palazzo di Velasquez accoglie una grande mostra di Andrzej Wróblewsky, artista quasi per niente conosciuto ma che merita decisamente di esserlo.
Il Palazzo di Cristallo è talmente bello con le sue pareti di vetro dove filtra la luce e si riflette l’architettura verde del parco, l’intelaiatura in ferro che sostiene i vetri finemente lavorata, gli alti soffitti, uno squisitissimo gusto déco che incornicia il tutto, che qualunque artista osi farci qualcosa dentro, perde già in partenza.
Danh Vo è riuscito quanto meno ad andare pari. Ha lavorato con i suoi elementi preferiti: rimandi all’archetipo, a qualcosa di primitivo che non frequentiamo più ma che in tutti noi risuonano: ossa, fossili, strani reperti che fanno da cornice a un piccolo e fragile Cristo intagliato in avorio. E ha appeso tutte queste “presenze” al soffitto, con fili sottilissimi, sfruttando l’altezza del luogo e la possibilità che l’ambiente offre di creare delle epifanie, in questo caso sospese. Il risultato di “Destierra a los sin rostro/premia tu gracia” (fino al 4 aprile) è un impatto forte, nonostante la fragilità dei pezzi, e poi la proposta di un altro registro visivo, totalmente opposto alla felice compostezza del Palazzo, capace di dare luogo a un immaginario diverso e ad emozioni molto diverse.
Ovviamente chi non ama Danh Vo, e lo ritiene un furbo che incanta un pubblico assuefatto con abili scorciatoie, detesterà questa installazione. A noi invece è piaciuta, come a tanti visitatori madrileni che hanno affollato il Palacio, e ve l’abbiamo voluta raccontare. Wróblewsky lo rimandiamo a un’altra cartolina.














