29 febbraio 2016

Come decolonizzare lo spazio espositivo? Tra storia e attualità, se ne parla domani alla NABA di Milano

 

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Appuntamento domattina, alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, con “I’m only interested in what is not mine. Contro-genealogie del display postcoloniale”, un’indagine sul rapporto tra paradigma etnografico, memoria coloniale e spazio di mostra. Le riflessioni sulle esibizioni analizzate durante il corso tenuto da Elvira Vannini con gli artisti e curatori del secondo anno del Biennio in Arti Visive e Studi Curatoriali saranno al centro dell’incontro seminariale, uno studio sulla decolonizzazione dei luoghi espositivi. 
L’arte contemporanea negli ultimi decenni, durante i quali abbiamo assistito a un’internazionalizzazione delle mostre, ha continuato a colonizzare, politicamente e intellettualmente, oltre i propri confini, proponendo un modello occidentale dominato dalla centralità della modernità. Partendo da “La verità sulle colonie” – esposizione organizzata da Louis Aragon, Paul Eluard, André Thirion e Yves Tanguy per denunciare la gestione europea delle culture non occidentali – passando per la mostra decisamente eurocentrica “Primitivism in 20th century art: affinity of the tribal and the modern” tenutasi nel 1984 al MoMA, fino alla più recente Documenta 11 di Okwui Enwezor, che si è posta come conclusione di una serie di dibattici pubblici sul tema, il laboratorio svilupperà una serie di nuclei di discussione per approfondire l’argomento. Si inizia alle 11 in aula m2.5.

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