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Pochi giorni fa vi abbiamo raccontato come, per moltissimi musei e istituti italiani statali, sia difficilissima la vita sul web. Profili twitter assenti, instagram nemmeno a parlarne, e per alcuni anche facebook è un vero optional.
Il risultato? Visto che siamo nell’epoca dei social viene da dire che si disperde – e certe volte basterebbe solo avere un po’ di accortezza – la possibilità di comunicare un grande patrimonio.
Ma come vanno, invece, quei grandi musei statali autonomi e indipendenti voluti dalla riforma lanciata dal Ministro Dario Franceschini? Proprio il Mibact ha chiesto per un anno alla start up toscana Travel Appeal, di monitorare l’indice di gradimento dei musei nell’ultimo anno, secondo un algoritmo usato in origine per alberghi, ristoranti e mete turistiche.
Certo, forse non sarà la stessa cosa, ma i risultati che vengono fuori sono abbastanza diversi da come ci si aspetterebbe. Pensate che al primo posto vi siano gli Uffizi o la Pinacoteca di Brera? Errore! Con un indice di gradimento generale del 94, 91 e 88 per cento, si collocano rispettivamente la Galleria Nazionale dell’Umbria (sopra), la Galleria Estense di Modena (in home page) e il Museo del Bargello di Firenze.
«Non vogliamo che il sistema si trasformi in una classifica dei musei, ma l’obiettivo è stimolare tutti a recuperare i ritardi. Abbiamo le collezioni più importanti al mondo, ma un sistema di servizi arretrato», ha dichiarato Franceschini.
Se infatti oltre l’80 per cento giudica positiva l’esperienza nelle istituzioni “di serie A” italiane, solo il 65 giudica positiva l’accoglienza, mentre tra trasporti e infrastrutture per raggiungere le sedi la percentuale tra contenti e meno è quasi paritaria (59 per cento) e solo il 34 per cento dei visitatori si è detto soddisfatto dei servizi offerti, dalle guide alle caffetterie. Lavorare ai fianchi, stavolta, non è un modo di dire.




















