Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Si intitola “Privata”, come spesso sono le violenze a cui sono sottoposte le donne di tutto il mondo: non sul lavoro, non nella vita pubblica, ma tra le mura di casa. Con il risultato che, molte volte, non c’è voce e nemmeno tutela, nei confronti di questi strani reati “famigliari”.
A cura di Antonio Zimarino, e nata da un’idea dell’artista Federica Amichetti, la mostra si apre domani al Museo Civico di Sansepolcro, fino al 20 marzo, con le opere della stessa Amichetti, Attinia, Alessandra Baldoni, Mandra Cerrone, Angelo Colangelo, Annaclara Di Biase, Ilaria Margutti, Giancarlo Marcali e Rita Soccio con il contributo di Nikla Cingolani e della giornalista Tamara Ferrari, ma soprattutto con un ricco programma didattico e un catalogo che, per una volta tanto non sarà solo il compendio delle opere, ma un documento con testimonianze di criminologi, sociologi, un regista, giornalisti, critici d’arte, sul tema.
Un tema che, appunto, non può restare nascosto, come lo raccontano bene le intenzioni della mostra: “Procedendo per negazione l’esposizione evidenzia la diffusione del dramma utilizzando il termine “privata” nella sulla sua duplice accezione e dunque anche guardando alla violenza come privazione di dignità, rispetto, diritto, libertà, nonché della vita stessa”.
E allora che stavolta siano installazioni, video, fotografie e azioni performative, a raccontare di un problema sociale, senza cadere nella cronaca, ma dando la lettura sottile dell’arte.
Home page: Alessandra Baldoni, C’è come un dolore nella stanza ed è in parte superato – dalla serie Salva con nome – 2013, fotografia stampa fine art su dibond, cm 100×170, courtesy dell’artista
Sopra: Attinia, Stigmata, 2014, still da video, courtesy dell’artista




















