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James Bradburne, direttore, presenta il “Primo dialogo” della “nuova” Pinacoteca di Brera. È una conversazione tra allievo e Maestro, fianco a fianco dopo 500 anni: Raffaello e Perugino, e i loro Sposalizi della Vergine, datati rispettivamente 1504 e 1500-1504.
Bradburne, nel piccolo e prezioso catalogo che accompagna questo evento, rimarca la sua posizione, tirando in ballo come guida Franco Russoli, ex soprintendente della Pinacoteca che aveva già in mente il progetto della Grande Brera quasi quarant’anni fa. Niente grandi mostre “vampirizzanti” nei confronti degli stessi musei e delle loro collezioni, ma l’idea delle istituzioni come luoghi per la costruzione di una cultura attiva, o per dirla con il filosofo Nelson Goodman “come spazi per la prevenzione della cecità sociale” e immaginando luoghi non per il tempo libero ma per un tempo “impegnato”. Perché per troppo tempo si è pensato alla conservazione ma nemmeno un po’ all’informazione dei visitatori
Ed ecco, così, che insieme al dipinto conservato a Brera – quello di Raffaello – arriva anche Perugino, oggi conservato in Francia, al Musée des Beaux-Arts di Caen.
Emanuela Draffa, curatrice del progetto milanese e direttrice della Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, spiega: «Il dialogo era stato pensato per Expo, ed è una prova di esposizione verso la qualità e senza l’accumulo. A Brera, inoltre, arriva anche Wicar e il suo Sposalizio, 1825, che all’epoca era stato guardato decisamente male, criticato da committenti e popolazione, quando sostituì il dipinto di Perugino per l’Altare del Santo Anello nella Cattedrale di Perugia. Dialogo è un termine quanto mai opportuno quando si parla di pittura del Rinascimento, perché si parla di possibilità di incontri tra la differenza, e dunque una possibilità di futuro. Un museo deve diventare luogo dove si fa esperienza concreta di quanto sia vitale la differenza dialogante, che si confronta».
Insomma, non solo vediamo la storia di due artisti, la svolta cruciale nella cultura artistica europea, con il Maestro Perugino e l’astro nascente Raffaello, che prese il meglio da tutti i suoi predecessori, ma un modo anche di guardare l’arte “classica” – passateci il termine – con una forma contemporanea. Senza vandalizzare il museo, ma arricchendo la vita delle collezioni. E dei dialoghi.




















