22 marzo 2016

Milano e i suoi studi: ecco com’è andata la seconda edizione del “Festival” che apre le porte degli spazi degli artisti

 

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Un anticipo della primavera dell’arte bello e buono quello che c’è stato questo week end a Milano: Studi Festival, da un lato all’altro della città, ha permesso a tutti di avvicinarsi al mondo creativo nel vero senso della parola, facendo entrare pubblico negli studi d’artisti che a loro volta hanno ospitato altri artisti. Il risultato? Entusiasmante. Ce lo raccontano gli organizzatori: i giovani Rebecca Moccia e Claudio Corfone, con Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà (Premiata Ditta)
Come è andata questa seconda edizione di studi in fatto di affluenza di pubblico e se c’è stata generale soddisfazione da parte degli artisti coinvolti?
«Questa seconda edizione di Studi è andata incredibilmente bene, e non era affatto scontato. L’affluenza per un tipo di evento come questo, un “festival” appunto, è certamente un dato importante che non va sottovalutato, e quest’anno è stato ottimo il riscontro di pubblico e la soddisfazione da parte degli artisti, che hanno sfruttato al meglio questa occasione di confronto sotto tutti i punti di vista. Studi festival si conferma un progetto partecipato, culturalmente rilevante, e secondo noi un gradino necessario per il panorama dell’arte contemporanea milanese».
Che cosa tenere invariato nella formula e cosa cambiare in vista di una terza edizione di Studi?
«Studi festival, è bene ribadirlo sempre, è un festival di mostre fatte da artisti negli studi degli artisti che coinvolgono altri artisti. Non sono dunque “studi aperti”, “studio visit”, “studio tour” o altri studi. La struttura rimarrà tale anche per le prossime edizioni. Quello che sicuramente cambierà ogni anno sarà il contenuto che gli artisti decideranno di costruire e presentare per l’occasione. Miglioreremo gli aspetti organizzativi anche se già quest’anno come si può vedere dal sito studifestival abbiamo impostato ottime basi. Ci armeremo di più per la dura lotta del fundraising per l’organizzazione, e per continuare a far partecipare tutti gratuitamente. E poi il festival è rivolto direttamente agli artisti ma nessuno è escluso: Studi è costruito dagli artisti e dagli operatori dell’arte che vivono, lavorano e hanno voglia di attivare il contesto artistico milanese».
Pensate di esportare il format in altre città, come Torino, Roma o Napoli? E Milano si conferma come la città a più alta densità artistica d’Italia?
«Si, Milano si conferma assolutamente come la città con la più alta densità artistica, in termini di presenza di operatori dell’arte in Italia. Come è noto ha tantissime gallerie ma poche istituzioni museali o pubbliche. La percentuale di artisti che lavorano e vivono in città (o nei dintorni) è altissima e l’esigenza da cui un festival come quello di Studi è nato poteva svilupparsi in questo modo solo a Milano. Ovviamente stiamo pensando a come allargare con collaborazioni inusuali il festival in altre città. La specificità del format di Studi che si sottolineava prima è importante soprattutto perché la struttura di questo festival lo rende un evento unico rispetto ai suoi “simili”. Ed è in questa prospettiva che stiamo pensando a come poter collaborare e connettere in modo concreto con le altre realtà. Come dice Lucio Dalla nella canzone: “Milano vicino all’Europa”». 

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