06 aprile 2016

Biennale di Venezia e Victoria & Albert Museum, per la prima volta insieme. Il risultato è la mostra “A world of fragile parts”, sul rapporto tra copia, originale e salvaguardia

 

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Vi ricorda qualcosa il tema “copia e originale”? Ma certo, è stata la mostra di punta d’apertura alla Fondazione Prada di Milano, lo scorso anno. Si chiamava “Serial Classic”. Stavolta, invece, si chiamerà “A world of fragile parts”, e sarà alla Sale d’Armi all’Arsenale di Venezia in occasione della prossima Biennale d’Architettura
Le domande su cui indagare? Eccone alcune: Cosa si deve copiare e come? Qual è il rapporto tra la copia e l’originale, in una società che privilegia l’autenticità? Come può un tale sforzo di “copiatura” essere adeguatamente coordinato su scala davvero globale e inclusiva? Chi sono gli arbitri legittimi di questa pratica? Qual è il ruolo delle arti applicate?
Tutto nasce da una digressione intorno ai fatti degli ultimi tempi, densi di iconoclastia, e dove le copie contribuiscono a preservare non solo gli originali, ma ad essere anche frutto di studio e dunque di cultura. 
Ma la vera novità, in questa mostra, è che sotto la curatela di Brendan Cormier, si apre una collaborazione inedita tra il museo londinese Victoria and Albert e la nostra Biennale. 
Che esploreranno così “Un mondo di parti fragili”, dove le minacce terroristiche alla conservazione dei siti del patrimonio mondiale, l’incertezza ecologica, le “esigenze” del turismo mettono ogni giorno a repentaglio incolumità di tesori più o meno conosciuti e legati alla mano dell’uomo, e dove la stessa mano può “mitigare” il rischio con un fake possibilmente d’autore. Vedremo il risultato.
 

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