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Vincenzo De Bellis chiude la sua quarta edizione di Miart in maniera sentita, ma non lacrimevole, e con il plauso non solo di Ente Fiera Milano, ma anche delle istituzioni milanesi, rappresentate dall’Assessore alla Cultura Filippo del Corno. Ma che cos’ha di tanto speciale questa 21esima edizione della fiera? La qualità delle gallerie, e degli artisti esposti, ovviamente. Su 154 partecipanti, hanno applicato oltre 300, e la selezione che si è operata è stata davvero ferrea. Il risultato sono alcune sezioni ottime, come THENnow che mischia due gallerie con un giovane artista e un Maestro, e la neonata Decades, ovvero dieci gallerie ognuna rappresentante un decennio del Novecento, a cura di Alberto Salvadori.
Menzione speciale, qui, per la galleria Richard Saulton di Londra, che propone un percorso negli anni Settanta del “Corpo come linguaggio” tra i grandi protagonisti della Body, da Gina Pane a Valie Export, da Ketty La Rocca a Renate Bertlmann: un vero percorso museale, curato da Paola Ugolini, che arricchisce la varietà di una fiera che, quest’anno sembra guardare più approfonditamente al secolo scorso.
Altro bellissimo stand monografico, dedicato solo alla figura di Aldo Mondino, è quello di Christian Stein, che ripropone una selezione di opere rimaste in collezione da quando la galleria aprì nel 1966 e che, davvero, non hanno prezzo. Anche perché non sono in vendita.
Per THENnow merita una visita l’intervento firmato Rirkrit Tiravanija e Korakrit Arunanondchai proposti in dialogo da Gavin Brown e Clearing, ma c’è anche Irma Blank proposta da P420 e Maaike Schoorel da Marc Foxx di Los Angeles. Ottimo stand anche per Gastone Novelli e Nick Mauss con Galleria Dello Scudo e Campoli Presti di Londra e Parigi o, ancora con Jirï Kolár e le bellissime pareti di Ibrahim Mahama in collaborazione tra la parigina Lelong e Apalazzogallery di Brescia.




















