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Si intitola “Uncommon Places an accelerationist aesthetics” la mostra che a Palazzo da Schio, nell’omonimo centro in provincia di Vicenza, a cura di Manon Comerio e Camilla Boemio, traccia un nuovo scenario di quello che è il rapporto tra paesaggio naturale e urbano in una dimensione di “accelerazione estetica” dove le immagini degli autori in scena sono in qualche modo una serie di scatti senza tempo. “L’mmaginario davanti allo spettacolo naturale cerca non un altro da sé, né la conferma delle proprie certezze, ma evidenzia i modi per integrare più visioni”, scrivono le curatrici, confrontando il pensiero con Martin Heidegger e quell’accelerazione della storia partita dalla Rivoluzione industriale e da quella francese.
Ma chi ci racconterà, in immagini, di questa “fretta” assunta come atto di emancipazione e di perfezionamento, in un’epoca che se ha smesso di credere nell’avvenire non ha smesso di credere nei progetti di emancipazione personale, e nichilistica, mentre mancano le promesse del futuro?Trascendono il tema, legati talvolta alla modernità o alla poesia, all’essere fuori dal tempo o pervasi da una contemporaneità difficilmente identificabile, le serie Broken Line e Ilulissat di Olaf Otto Becker, e poi Regine Petersen, Luca Campigotto, Davide Bramante e il suo sguardo a San Pietroburgo, fino ad Alvaro Sanchez Montanes, con un lavoro inedito per l’Italia, ad Andrea Galvani, Hiroyuki Masuyama e Juliane Eirich. “Paesaggi scomposti dai quali fuoriescono storie parallele, elementi vernacolari e rimandi di costruzioni estetiche geo -temporali”. Un viaggio non solo geografico.
Sopra: Hiroyuki Masuyama, November 06.11.2005-2006, Courtesy Studio La Città, Verona
In home page: Juliane Eirich, Apartement Building No.101, Courtesy the artist


















