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Si intitola “Protocolli e Derive Veneziani” la mostra che Antoni Muntadas porta in scena alla Real Academia de España en Roma, al Gianicolo. Nato a Barcellona nel 1942, dal 1971 Muntadas vive a New York, dove si è affermato come uno dei primi media artist, e che a Roma non solo ha la mostra all’Accademia ma anche un “sound corner” permanente collocata nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio: un angolo del suono con una programmazione periodica mensile destinata ad accogliere brani sonori di artisti sempre diversi, proposti di volta in volta da curatori, artisti e istituzioni, per un progetto che l’artista ha realizzato originariamente tra il 1989 e il 1992.
Ma torniamo al Gianicolo, o forse proprio a Venezia, visto che la mostra di Muntadas è il risultato di un percorso iniziato alla Biennale 2013 e proseguito all’interno della 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che ha portato una serie di realizzazioni site specific a Venezia, dove l’artista ha trascorso almeno 3 mesi l’anno negli ultimi anni.
In scena una “mappatura” per fotografie di un’identità ben definita, che racconta cosa significa vivere in un posto particolare come Venezia: e così tubi, aperture, tombini, finestre chiuse, sembrano possedere una logica propria e raccontano la città attraverso le tracce di un’antica attività edilizia, di cui ha fatto parte anche il film (nelle foto) Dérive Veneziane che racconta un lato inesplorato della città, sconosciuto ai più, misterioso e al contempo affascinante, caratterizzato da una quasi totale mancanza di individui, che al contrario durante il giorno affollano le calli in maniera spropositata. Il tutto osservato da uno dei punti più belli della Capitale, in un cortocircuito geografico e spaziale.


















