20 aprile 2016

Ecco il primo, grandioso, intervento italiano degli Osgemeos, all’esterno del Cubo di HangarBicocca. E non chiamatela soltanto street art!

 

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I gemelli brasiliani Gustavo e Otàvio Pandolfo, ovvero gli Osgemeos, nati nel 1974 a San Paolo, arrivano a dare il loro contributo per la prima edizione del programma triennale “Outside the cube”, all’HangarBicocca. 
Dedicato alle forme d’arte nel contesto urbano, a cadenza annuale, l’iniziativa porterà un po’ di Hangar fuori dai muri, più a confronto con la città di Milano.
Quello di Osgemeos è il primo grande contributo, letteralmente, visto che si tratta di una pittura di mille metri quadrati, realizzata sulla facciata nord del cubo dello spazio milanese, l’ambiente più alto dell’ex complesso industriale, e quello – probabilmente – con la personalità architettonica più marcata.
Il Presidente della Fondazione milanese, Marco Tronchetti Provera, durante la conferenza stampa non attacca nemmeno a parlare che subito definisce il progetto dei gemelli «Bellissimo, anche per la mattinata splendida che per la prima volta porta una conferenza fuori dagli spazi dell’Hangar, che – ricorda –  anche stavolta diviene uno spazio davvero diverso da tutti gli altri». Non possiamo che essere d’accordo perché Efêmero, titolo dell’intervento dei due artisti brasiliani, messo a punto in venti giorni di lavoro, è davvero impressionante oltre che elettrizzante. E si discosta di parecchio dalla “normale” programmazione, altro simbolo di una bella lungimiranza.
Cedar Lewishon, artista e scrittore coinvolto da Vicente Todolí per il quale, durante la sua direzione alla Tate Modern, aveva messo in piedi la mostra “Street Art at Tate Modern”, è il curatore di questo progetto all’Hangar e rimarca orgogliosamente un primato: quello di avere per la prima volta in Italia, su un muro aperto al pubblico e alla città, un lavoro dei gemelli: «Mi auguro che qualcuno, che magari non è stato mai in un museo d’arte contemporanea, possa arrivare qui grazie a questo murale». Anche di questo, non abbiamo dubbi.
Ma parliamo un po’ del progetto: simbolicamente è una “chiamata” di Milano verso la fondazione: accanto all’Hangar passano treni che portano in città persone da tutto il nord Italia e non solo, e lo spazio di Fondazione Pirelli ha deciso così di mostrarsi verso quei binari, linea di separazione e unione tra la metropoli e chi la raggiunge quotidianamente. 
Se poi ci mettiamo che gli Osgemeos hanno trasformato la superficie in un vagone della metropolitana milanese (linea verde, per la precisione, di cui si sono innamorati) allora il gioco è fatto. 
Ma per favore, non chiamatela “Street Art”: «Siamo cresciuti negli anni ’80, tra la cultura hip pop e la break dance, ma a casa ascoltavamo l’opera, nostro padre è italiano e nostra madre lituana, e abbiamo iniziato a disegnare a 5 anni e non abbiamo mai smesso. Ma un murale è solo uno dei modi che utilizziamo per esprimerci: abbiamo fatto installazioni, pittura, scultura, in interno ed esterno. Ci teniamo molto a sottolineare che siamo artisti e basta», raccontano i gemelli visibilmente emozionati, non prima di essersi persi in mille ringraziamenti. 
Ma d’altronde va bene anche questo: l’Hangar Bicocca ancora una volta si rivela uno spazio magico e stavolta non c’entrano installazioni immersive, giochi di luce o sonorità: basta una mattina di sole e un grande muro dipinto. 
«Il progetto iniziale è un po’ cambiato rispetto a quello che avevamo in mente – raccontano – ma fa parte della pratica del lavoro site specific, e molto spesso stando sul luogo il lavoro si migliora, anche perché bisogna trovare le soluzioni ottimali nel più breve tempo possibile, e il che spinge a pensare e immaginare di più».
Un ultimo avvertimento, prima di godervi lo spettacolo (stasera dj set, dalle 21): non chiedete ai gemelli cosa “vogliono dire”. «Siamo convinti che l’arte possa cambiare le percezioni, dare emozione, permettere di ripensare le cose. Non vogliamo dire che cos’è o non è il nostro lavoro. Vogliamo dare un’opportunità ad ognuno di pensare qualcosa grazie ad esso. È una possibilità. Nella totalità della città questo può essere soltanto un muro molto piccolo, ma allo stesso tempo sappiamo che si tratta anche di una superficie molto grande». Enjoy! 

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