25 aprile 2016

Da New Delhi a Singapore, fino all’Europa. Ecco un progetto tra arte e reportage, per raccontare le donne di Bali, tra cronaca e contemporaneità

 

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Debutta lontano ma è un progetto che si apre a interpretazioni anche molto “vicine” al nostro mondo: primo perché l’autrice, Bruna Rotunno, è italiana e da anni si divide tra la penisola e l’isola di Bali, e poi perché si parla di donne, “tematica” che mai come di questi tempi in Occidente è sugli scudi di opinioni pubbliche e politica. 
Qui, però, come in uno strano affresco impressionista, si parla delle donne di Bali, della potenza creatrice della natura, nell’isola dove l’acqua è ancora venerata come sacra origine della vita. 
Da domani, alla Visual Art Gallery di Nuova Delhi, il progetto sarà la prima tappa di un ciclo di esposizioni che toccherà poi Singapore e la stessa Bali, per poi approdare in Europa, per mostrare come la comunità femminile indonesiana arrivata sull’isola sia “stregata” da una dimensione senza tempo e pervasa dal potere spirituale della natura, in una condivsione sotto il segno dell’integrazione, della gratitudine e del rispetto.
Impegnata in questo progetto per otto anni, Bruna Rotunno ha costruito un racconto per immagini dove ogni gesto, e ogni personaggio, traduce puntualmente l’essenza di un luogo unico, caratterizzato da un’energia fluida e armoniosa, partendo proprio dalla Grande Madre, simbolo di creazione e purificazione balinese, coinvolgendo anche una serie di donne reali, che hanno lasciato alla fotografa la propria immagine, le proprie parole, pensieri, storie e poesie. E con le prime mille copie del catalogo della mostra, edito da Silvana, il cinque per cento sarà devoluto all’associazione Smile di Bali, che fornisce assistenza e operazioni gratuite a bambini affetti da gravi deformità fisiche. Un progetto ampio, non solo antropologico o di reportage, in attesa di scoprirlo in Italia. 

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