14 maggio 2016

La scultura rizomatica di Luca Trevisani per Moroso. Giro nello showroom newyorchese dell’azienda, che presenta uno dei vincitori del suo premio

 

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Al 146 di Greene Street, in piena SoHo, Lower Manhattan e – diciamocelo francamente – una delle zone più belle, e anche pettinate, della Grande Mela, c’è lo showroom dell’azienda friulana Moroso, che più volte abbiamo ospitato sulle nostre pagine sia per l’omonimo premio, ideato da Andrea Bruciati insieme a Patrizia Moroso, sia per le iniziative che hanno legato all’azienda grandi nomi del design, come ad esempio Ron Arad, l’ultimo in scena negli spazi milanesi di via Pontaccio, durante la scorsa Design Week.
A New York invece arriva in questi giorni uno dei vincitori dell’edizione 2014 del premio: Luca Trevisani
Nato a Verona nel 1979, per gli spazi di Moroso in Greene Street Trevisani si è immaginato una sorta di ragnatela modulare, una scultura coreografica ipoteticamente estendibile all’infinito che tra gli ambienti crea una sorta di pattern in movimento. «Come un universo in espansione, si tratta di un sistema di che utilizza le regole dettate dal proprio modulo di base al fine di crescere verso l’esterno: passo dopo passo, utilizzando le piastre che lo compongono come fonemi linguistici di un
sempre punteggio riscrivibile», spiega l’artista. 
Un intervento che ha a che fare con la sintesi creativa, con un’idea quasi rizomatica, sia dell’energia che della possibilità di crescita della creatività. Nutrita in questo caso anche dal ricco ambiente circostante, contrappunto a un’installazione “obliqua, senza retorica, in cui la gravità senza peso di Italo Calvino cristallizza elegantemente in pensiero”, come ha scritto Andrea Bruciati in occasione della presentazione dell’intervento. Se siete in città, magari per NYCxDesign non dimenticate di fare un giro da queste parti. 

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