16 maggio 2016

Berlino apre all’Iran e viceversa, grazie a una mostra. I tesori occidentali del Museo d’Arte Contemporanea di Teheran in trasferta, per la prima volta in Europa

 

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Dove sarà la sede berlinese per mostrare i capolavori di Picasso, Rothko, Kandinsky, Pollock, Warhol e Bacon, acquisiti prima della rivoluzione iraniana del 1979, così come una serie di grandi artisti locali, ancora non si sa anche se si parla di una cifra di quasi tre milioni di euro per mettere in piedi la raccolta. 
Già, perché l’occasione è ghiotta, visto che per la prima volta in Europa (e in tutto l’Occidente) si potrà vedere dal prossimo dicembre fino a febbraio 2017, la collezione messa in piedi dall’ultima imperatrice Farah Pahlavi. Un gruppo meraviglioso, e anche un po’ misterioso, che il museo tenne nascosto in un caveau sotterraneo per salvarli dalla folla rivoluzionaria dopo la fuga dello Scià e della moglie, e che furono esposti solo in un’altra occasione, nel 1999.
«Nessun museo occidentale è stato finora in grado di mostrare queste opere europee e americane moderne, in gran parte nascoste, e di giustapporrorle con l’arte iraniana», ha spiegato Hermann Parzinger, presidente della Prussian Cultural Heritage Foundation.
Resta il dubbio: Neue Nationalgalerie o altrove, visto che il Ludwig Mies van der Rohe è chiuso per una ristrutturazione di quattro anni che ha avuto inizio nel 2015? Quel che è certo è che dopo Berlino toccherà anche all’Italia: la collezione iraniana, nel 2017, sbarcherà al MAXXI con la curatela del neo-direttore della sezione Arte, Bartolomeo Pietromarchi.
Nella foto: Mark Rothko, Sienna, Orange and Black on Dark Brown (1962) Photo: Atta Kenare/AFP/Getty Images

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