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Inaugura oggi a Torino la prima mostra personale di uno degli autori outsider del prezioso archivio Mai Visti e Altre Storie che con questo appuntamento completa la fase d’avvio del progetto di catalogazione e valorizzazione dell’Arte Irregolare contemporanea piemontese. Prima di una serie di future esposizione monografiche, questa dedicata a Rossella Carpino si innesta con esuberanza di forme, colori e contenuti nelle antiche sale del Legnanino in Palazzo Barolo, e si offre come riflessione, tanto sul rapporto tra la produzione cosiddetta “irregolare” e l’Arte contemporanea mainstream, quanto sulle stimolanti incursioni di lavori e allestimenti attuali in spazi storici di rappresentanza cittadina. E questo messaggio, con tutta la sua intrinseca forza, travalica certamente i confini della città. Torino conta già da due anni sulle attività di Mai Visti e Altre Storie, che grazie a un’idea di Tea Taramino (Arte Plurale, Città di Torino), alla curatela di Arteco con Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli e la collaborazione dell’Associazione Passages raccoglie e promuove un patrimonio artistico e culturale cospicuo, unico, inconsueto e a rischio di dispersione quale quello dell’arte storicamente definita Brut o più di recente Outsider. L’archivio disponibile sul sito www.maivisti.it mette in luce una raccolta, altrimenti in ombra, di autori del presente riconosciuti nelle collezioni storiche del Museo di Antropologia ed Etnografia del Polo Museale Universitario, nelle collezioni conservate presso i servizi delle ASL, del Servizio Disabili e nelle collezioni private delle cooperative, delle associazioni e dei singoli. In questa attesa mostra personale, che segue le collettive delle due edizioni di “L’Arte di Fare la Differenza”, si è scelto di affiancare opere originali della Carpino (classe 1966) a serigrafie in tiratura limitata realizzate nell’ambito del sottoprogetto /maɪ prɪnt/, nato dalla collaborazione fra Mai Visti e Housing Giulia. Un percorso con lavori degli anni ’80 e una serie del 2015 intorno al concetto dell’abitare, se stessa e la casa, elemento che ricorre in diversi pezzi accanto ai suoi autoritratti. Ed infatti la serialità delle opere di Rossella o Lella – come talvolta si firma alternando l’uno o l’altro nome – ricorda proprio la tiratura delle tecniche tradizionali di stampa. Chiude la visita appunto un video di Claudio Malpede che racconta la delicatezza del processo di realizzazione serigrafico, a rappresentare come possa essere intimo l’ambiente della propria creatività tanto quanto lo spazio domestico. Questa dualità torna nello stile della Carpino che tende a raddoppiare le figurazioni con effetti simmetrici e speculari molto potenti. Con il riconoscimento della sua autorialità, tra gli altri, e un accreditamento estetico e culturale, si pone l’accento sulla permeabilità dei confini tra pratiche irregolari e pratiche artistiche contemporanee riconosciute, tra salute e malattia, normalità e marginalità, centro (supposto) e periferia del sistema dell’arte. (Cristina Principale)














