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Per Dario Franceschini si tratta del segno “di cambiamento di questo Governo, che dopo anni di tagli e sacrifici ha aumentato del 36 per cento il bilancio della cultura e ora alle nuove risorse economiche aggiunge quelle umane necessarie alla migliore tutela e valorizzazione del patrimonio”. Parliamo di quello che si potrebbe definire il “concorsone”, ovvero la possibilità di entrare, a tempo indeterminato, al Mibact.
Per antropologi (5 posti), archeologi (90 posti), architetti (130 posti), archivisti (95 posti), bibliotecari (25 posti), demoantropologi (5 posti), per chi si occupa di promozione e comunicazione (30 posti), restauratori (80 posti) e storici dell’arte (40 posti), potrebbe essere il sogno di una vita. Tutto sta a vedere in quante migliaia di candidature arriveranno online dal 31 maggio al 30 giugno prossimi, finestra per applicare.
Ma c’è ovviamente chi storce il naso, e nonostante le buone intenzioni solleva criticità evidenti: la Confsal-Unsa, rimarca: “È questo un concorso i cui bandi che non soddisfano l’esigenza di colmare la copertura dei posti vacanti del Mibact – e ancora questo reclutamento è del tutto insufficiente e non tiene conto del personale interno (valutazione dei titoli del tutto discutibili, riserva dei posti, scorrimento delle graduatorie vincitori dei concorsi interni già espletati”.
Il problema? Sempre lo stesso, almeno a detta del sindacato: prima di assumere nuove risorse, che si pensi a garantire un adeguato lavoro a chi è già assunto: “Si sono aggravate le condizioni di lavoro dei dipendenti su tutti i posti di lavoro per mancanza di fondi per aperture straordinarie, turnazioni, produttività ed efficienza, mancate procedure per le progressioni economiche, eccessivo carico di lavoro e mancata remunerazione, processi continui di ristrutturazione ed adeguamento delle strutture, senza ricambio generazionale e senza un effettivo turn-over dei lavoratori al fine di poter fornire un servizio pubblico dignitoso”.










