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Sempre affollate le anteprime a Brera: stamattina (opening al pubblico giovedì, mentre ai taxisti e ai concierges domani, e guide turistiche mercoledì) si è presentato un secondo “dialogo” tra un capolavoro conservato nella celebre Pinacoteca milanese e un suo “fratello” proveniente – in questo caso – dalla Staatgalerie di Stoccarda: il Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti di Andrea Mantegna (a Milano) e Cristo morto e strumenti della Passione di Annibale Carracci (in Germania).
Alle due opere, inoltre, viene accostato il dipinto Compianto sul Cristo morto di Orazio Borgianni, per una nuova dimostrazione che l’arte si parla eccome, e riesce anche ad incantare il pubblico. “Mai avremmo pensato di chiedere in prestito alla Pinacoteca di Brera il suo modello fondamentale – scrive la direttrice della Staatgalerie, Christine Lange – ma quando la richiesta è arrivata dal direttore James M. Bradburne l’abbiamo accolta con entusiasmo, onorati di contribuire al primo confronto tra queste due opere così legate tra loro e finalmente osservabili fianco a fianco”.
Non è, in effetti, quotidiana la bellezza “scorciata” di queste due figure, nel Mantegna assolutamente “folle” per l’epoca, siamo nel 1506, mentre in Carracci il corpo resta più “sporco”, non solo dei segni della violenza della passione, ma anche nella pennellata, travolto quasi da un’urgenza di suggellare il tragico momento di pietas, datata 1582 circa.
Ma Brera, anche oggi, non è solo la messa in scena di un dialogo soltanto – seppur splendido – ma la promessa di un nuovo museo che troverà la sua collocazione definitiva nel 2018, con l’apertura di una seconda sede della Pinacoteca a Palazzo Citterio, edificio che fino a pochi anni fa – da progetto – avrebbe dovuto ospitare le aule dell’Accademia, che invece resta al 28 di via Brera. E così via, con il riallestimento di una serie di sale, mentre come ha ricordato Bradburne bisogna essere orgogliosi del tesoro che in questo caso Milano offre. E chi sono, allora, i primi che devono accorgersene e anche veicolarne la diffusione? Quelle personalità che in città “muovono” pubblico, e non solo: ecco così l’invito speciale: taxi, concierges, guide turistiche. Nuovi vip di servizio, per raccontare un “nuovo” museo.














