13 giugno 2016

E se la BP costa a un museo come il British qualcosa come 500mila sterline in meno all’anno? Ancora sul petrolio che manipola l’arte

 

di

Il rinnovo del contratto di sponsorizzazione della British Petroleum con il British Museum appare ormai sempre più improbabile, e anche se un portavoce del museo ha dichiarato a The ArtNewspaper che “le discussioni stanno continuando”, pare che la società stia pensando che l’impatto negativo delle proteste anti-petrolio abbia decisamente superato i limiti e che forse costerebbe meno mandare a monte l’ultimo anno di sponsorizzazione, ovvero 500mila sterline, in attesa di chiudere i rubinetti a fine 2017. 
A rendere plausibile lo scenario è stata anche Art No Oil, l’associazione di protesta che ha pubblicato un rapporto sulle logiche musei-BP, sulla base di documenti ottenuti in base alle disposizioni del “Freedom of Information Act” del British Museum, National Portrait Gallery e Tate. 
Nero su bianco i modi in cui la BP ha interferito con la gestione museuale, e come questi ultimi abbiano cercato di essere utili per il loro sponsor: non di certo una novità, in una dimensione di economia globale e di “partnership”. 
Ma c’è dell’altro: pare che il primo giorno di Hartwig Fischer come nuovo direttore del British, sulla scrivania dell’uomo sia comparsa una lettera firmata dai tre figli di Lord Sainsbury of Preston Candover, donatore insieme al fratello di 25 milioni di sterline per le gallerie Sainsbury, due anni fa. L’oggetto? Ripudiare il petrolio che sponsorizza. E non sarà facile dire “fatevi gli affari vostri” a chi ha permesso di portare avanti il museo con un’offerta del genere. In più, in un sondaggio tra oltre 400 membri di musei inglesi, il 79 per cento ha votato contro. Ma come andranno le cose con mezzo milione in meno all’anno?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui