13 giugno 2016

Il sogno di Mantova: dai Palazzo Te e d’Arco, dal Teatro Bibiena alle Fruttiere, artisti contemporanei per ricongiungere la città di oggi con la sua “alba rinascimentale”

 

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Fino al 13 novembre la Capitale Italiana della Cultura sognerà. Con un momento onirico d’arte e cultura ideato dalla direttrice della GNAM di Roma, Cristiana Collu, e il suo “Un sogno fatto a Mantova”. 
Un titolo preso in prestito dal poeta Yves Bonnefoy, e che nasce dall’idea che la città possa essere intesa come luogo e teatro della costruzione della comunità, che sia terreno di una “conversazione” in grado di relazionare tridimensionalmente parole, persone, cose. E tempi.
Un po’ come la scansione di questa mostra, che apre ora – in parte – mentre una nuova carrellata di “sogni” arriveranno a settembre. 
Ma già per ora, per una città che di contemporaneo non ha mai masticato parecchio, avere a Palazzo Te Alberto Giacometti con Antony Gormley, Hans Op de Beeck, Davide Rivalta e al Teatro Bibiena Grazia Toderi e di nuovo Rivalta a Palazzo D’Arco, è già una bella storia.
Un po’ come quello che le installazioni di questa prima tornata di artisti promettono di focalizzare nei percorsi e nelle narrazioni del palazzo rinascimentale. 
Prodotta dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te, con la collaborazione della GNAM, Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani, Fondazione di Palazzo d’Arco, Cinema del Carbone, e con il contributo di Eni, i prossimi ad aggiungersi alla scena saranno Ettore Spalletti, che avrà nello spazio delle Fruttiere di Palazzo Te il suo fulcro con le opere di Paola Di Bello, Armin Linke, Paolo Meoni, Luca Pancrazzi, Barbara Probst, Luca Rento, di nuovo Grazia Toderi ed Eulalia Valldosera. Per non svegliarsi, o almeno non a questa prima stazione. 

Sopra: Davide Rivalta Ghepardo acciaio inox, cm. 180x91x38, Collezione privata
Home page: Grazia Toderi Luci per K 222 video, (presentata al Teatro Bibiena)

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