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Quali sono i confini della mente? Come pensiamo, memorizziamo e concepiamo il mondo stesso? Da dove viene l’immagine?
Provano a rispondere un gruppo di artisti, dopo una settimana di residenza all’Institut fur Alles Mogliche di Berlino, progetto artistico non commerciale, che cerca un’alternativa all’arte come economia, lavorando sul site specific e ponendosi oltre il mood della fiera e della galleria, con mostre spesso anche brevissime (tre giorni circa).
Esattamente come quella che vede protagonisti in questa occasione gli artisti Carlo De Meo, Adela Souckova, Matteo Giuntini, Franco Lo Svizzero e Chloe Smith, sotto la curatela di Elena Abbiatici (in residenza a sua volta) e di Valerio Rossi (il curatore dell’istituto).
Date queste premesse, una sorta di tema liquido: il caffè. Il caffè come luogo e come momento di convivialità, per indagare cosa significhi vivere in società, come si possano collegare soggetti, come in qualsiasi luogo del mondo un caffè sia, appunto, un luogo condiviso. Ecco dunque il “Multi Kulti Café”, traccia di un dialogo ed elaborazione continua di ricordi: dalla rivelazione dell’oscurità di Franco Lo Svizzero ai labirinti di Adéla Součková, dalla possibilità di raccogliere pensieri ancestrali, come avviene con i risultati di residenza di Marco Giustini, fino alla riconnotazione di una serie di elementi di Carlo De Meo, e i ritratti di Chloe Smith, ecco una serie di figure “in progress” che potranno fermarsi qui o proseguire nelle singole ricerche, all’ombra di un caffè o utilizzando un’idea astratta di comunità.
Sopra: Adéla Součková,The Last Judgement — Diplomausstelung 2014, Oktagon, HfBK Dresden, charcoal drawing on the wall














