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Per ventuno giorni ha vagato per la città di Mosca con la struttura metallica di un lettino: se l’è portato in spalla, ha salito gradinate, vi si è seduta sopra e si è bucata i piedi nudi con alcuni spilli: ha fatto quello che c’è di più faticoso nel “vivere” con un letto appresso, e non è difficile crederlo, almeno fisicamente. Parliamo dell’attivista e artista Katrin Nenasheva, che in Russia forse mira a prendere il posto delle Pussy Riot o di Pyotr Pavlensky, parlando di politica ma in maniera velata, mettendo l’accento su uno dei gravi problemi sociali che affligge il Paese, quello degli orfanotrofi e dei maltrattamenti ai minori.
L’artista è una ex dipendente di due ONG, e nella sua esperienza Nenasheva ha scoperto in prima persona cosa significa essere piccoli e subire abusi mentali e fisici, specialmente tra i disabili, che non possono reagire.
Una nuova azione per ispirare una possibilità di cambiamento. Quel cambiamento che il governo russo è ben lontano se si tratta di affrontare questioni come la violenza nei suoi “istituti”.
Un’altra delle azioni più eclatanti dell’artista si è svolta all’Alexander Garden, dove Nenasheva ha cambiato le bende di un giovane di nome Dmitry Zhdanov. Dmitry, nella volontà di scappare, ha saltato dal quinto piano, ma ha sofferto successivamente di lesioni e infezioni a causa della mancanza di cure fornite dallo stesso orfanotrofio. Forse stavolta non ci sarà di mezzo la polizia o qualche tribunale, ma un Paese di nuovo in cattiva luce.














