11 luglio 2016

Parviz Tanavoli accusato di menzogna e creazione di “ansia pubblica”. E per l’artista iraniano ora una multa, o il carcere

 

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Alla fine, dopo la confisca del passaporto all’aeroporto di Teheran, per l’artista e scrittore Parviz Tanavoli sono arrivate le accuse, in un primo momento assolutamente non dichiarate dalle autorità del Paese mediorientale
Per l’autore del volume “European Women in Persian Houses: Western Images in Safavid and Qajar Iran” sul piatto c’è l’imputazione di “diffusione della menzogna” e creazione di “pubblica ansietà”. Da pagare come? Con una bella multa, o con il carcere. 
Peccato che l’Iran stia cercando in tutti i modi nuovi canali di comunicazione e commercio con l’Occidente, e peccato anche che il libero di Tanavoli, che avrà anche una mostra personale al Museo di Teheran il prossimo autunno e che – contestualmente – non potrà più muoversi verso Vancouver, altra città dove risiede l’artista dal doppio passaporto, parli esattamente di un fenomeno decisamente vecchio e un poco insabbiato: quello delle icone delle donne europee vestite in maniera tra l’elegante e il discinto che stavano nelle case della buona borghesia iraniana, fenomeno andato avanti per tutto il 19esimo secolo. 
Nulla di strano insomma, si fa per dire, che in un mondo in cui le donne sono stati raramente “viste” in pubblico, non sia possibile parlare e scrivere liberamente di un fenomeno decisamente diffuso e pure un po’ vecchiotto.
E mentre anche l’ambasciata iraniana a Londra si rifiuta di commentare l’accaduto, ancora una volta l’anello debole (o forte?) della società ci rimette, rendendo visibile la faccia nera della censura. Aggiornamenti in corso. 

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