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L’Istituto Italiano di Cultura di Pechino promuove a Beijing una mostra di 29 artisti italiani. Inaugura domani al Parkview Green Contemporary Art Museum, la collettiva “Challenging Beauty – Insights of Italian Contemporary Art”, curata da Lorand Hegyi, direttore del Museo di Arte Contemporanea di St. Etiènne e tra i fondatori del PAN di Napoli.
La mostra nasce per mostrare al grande pubblico non l’arte italiana generalmente intesa, ma la visione di questa filtrata dal gusto di Mr. George Wong, noto collezionista. Quella di Beijing, è la seconda tappa di un’esibizione che è stata già presentata nel 2014, in quel caso concentrando l’attenzione sugli artisti della Transavanguardia e della Nuova Scuola Romana. Ora l’asse temporale si sposta agli anni ’60, aggiungendo un focus più approfondito sui tre decenni successivi. L’obiettivo è interrogarsi sulle cause e dinamiche che hanno determinato le vicende dell’arte italiana tra gli anni ’80 e duemila, rivalutandone ricchezza etica e di pensiero.
Il collezionismo di Wong è un riconoscimento implicito del valore degli ultimi trent’anni, un compito non facile se si pensa alla portata (non solo a livello artistico, ma anche di mercato, marketing e risonanza), che ha avuto un fenomeno come la Transavanguardia. Chi sono i 29 invitati? Oltre ai cinque della Transavanguardia (Chia, Clemente, Cucchi, De Maria e Paladino), sono presenti opere Mario Merz, Kounellis, Nunzio e Pizzi Cannella. Tra i più giovani, Paolo Canevari (nella foto Target, 2007), Savini e Tirelli, fino ad arrivare a Guglielmo Castelli, classe 1987. La quota rosa si ferma a Carla Mattii e Marina Paris. La mostra è preceduta da un talk in programma il 15 luglio. I temi saranno l’arte dei primi decenni del 2000, sospesa tra narrazioni globali e tradizione e l’importanza del tempo e dello spazio sulla creatività; modera Lorand Hegyi presenti, tra gli altri, gli artisti Mimmo Paladino, Gianni Dessi, Giuseppe Gallo, Ugo Giletta e Marina Paris. (Eleonora Minna)














