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Il Bigio, e già il nome appare un poco scialbo, è il titolo di una scultura in marmo di Carrara che nel 1931 venne realizzata da tale Arturo Dazzi. Rappresenta un uomo, o un maschietto, e nel 1932 Benito Mussolini identificò il pezzo come raffigurazione dell’Era fascista, che divenne il nome ufficiale.
Il Bigio, in realtà fu il nome che diedero i cittadini, prima forse affettivamente poi in segno di disprezzo. Un disprezzo tale per cui nel 1945 la statua venne rimossa, rimanendo per oltre settant’anni in un magazzino del comune, fino al restauro messo in atto da LABA, l’Accademia di Belle Arti cittadina.
Perché tutta questa storia? Perché qualcuno vorrebbe rimettere in piedi la statua in piazza della Vittoria, mentre da più parti – con l’idea capitanata dal presidente di BresciaMusei Massimo Minini, si vuole trasformare il piedistallo della piazza in un palcoscenico temporaneo per sculture temporanee: «Piazza Vittoria è stata perdonata, la statua di Dazzi no: la città dovrebbe riabituarcisi, ma ci vorranno anni. Intanto, il piedistallo vuoto non è granché: cerchiamo sostituti» dice Minini, presidente di Brescia Musei. La Sovrintendenza pare abbia dato l’ok, ma pare anche che i nomi siano ancora lontani, tranne quello di David Gormley, che già due anni fa disse “No, grazie”.
E certo, in effetti, non sarà facile trovare qualcuno all’altezza che voglia prendersi la briga di occupare uno “spazio” fascista, ma quel che si potrebbe mettere in atto con questa novità molto londinese, presa pari pari dall’idea del Fourth Plinth di Trafalgar Square, sarebbe una bella una rivoluzione. Mentre per qualcuno Il Bigio dovrebbe tornare dov’era. Magari a testa in giù, aggiungiamo noi. Magari meglio pensare all’arte.














