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Si tratta di uno dei premi più prestigiosi per il fotogiornalismo mondiale: è il Carmignac, che giunge alla sua terza edizione con un montepremi di 50mila euro, che quest’anno va a Christophe Gin, come annunciato dalla stessa Fondazione Carmignac e dalla Collection Lambert.
Il Premio, nato per i fotografi che documentano i conflitti in tutto il mondo, in particolare nei luoghi in cui i diritti umani e la libertà di parola sono spesso violati, ha visto nelle scorse edizioni la vittoria di Robin Hammond e Newsha Tavakolian.
A valutare Gin, per le sue potenti immagini scattate in un altro Paese vittima di disastri umani, la Guyana framcese, è stato Nicolas Bourriaud, l’ex direttore della École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, insieme a Nigel Hurst, direttore della Saatchi Gallery di Londra. Qui il fotografo 51enne, che si dedica a queste tematiche dal 2001, ha fotografato la corsa all’oro con il suo portato di enormi disuguaglianze, i rischi ambientali, ritraendo i suoi soggetti come abitanti di un luogo straniero ed esotico, per rafforzare anche l’idea di distanza tra la Francia e il suo territorio d’oltremare. Più che rispettato, travagliato.














