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«Partecipare significa stare dalla parte delle autorità, colludersi con esse». Parola di Anish Kapoor, che potrebbe – autoescludendosi – dare un altro del colpo alla Biennale cinese di Yinchuan Biennale, che dovrebbe aprire tra cinque giorni.
Il motivo di questo attacco? La rimozione di Ai Weiwei “per motivi politici” dalla manifestazione. «Mi sto chiedendo seriamente se valga la pena partecipare, e mi dico che dovremmo tutto stare contro la censura. E così, anche se il mio lavoro è in corsa per essere installato, non sono sicuro di metterlo» ha detto l’artista anglo-indiano che non solo è stato più e più volte vandalizzato a Versailles, ma che ha anche sfilato con lo stesso Ai Weiwei a Londra, pochi mesi fa, in una marcia a Londra per dare il loro contributo alla questione dei migranti e dei rifugiati. Un’azione che il critico italiano Francesco Bonami, ex direttore del MoCA di Chicago aveva stilizzato come una buffonata per alzare consensi mediatici: «Se veramente volessero rendersi utili, i due con una modesta percentuale dei loro redditi potrebbero costruire un centro di accoglienza da qualche parte del mondo a loro scelta. Soluzione politica più cara e con minore impatto mediatico». Favorevoli o contrari? Per ora, invece, Kapoor continua a menare il can per l’aia: «Si tratta di un biennale alle prime armi, stanno cercando di fare la cosa giusta, credo, ma la censura non è accettabile».
Ne sentiremo ancora parlare, statene certi














