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Ci siamo occupati di Pyotr Pavlensky molte volte, in occasione delle sue performance, dei suoi arresti, delle sue condanne, dei suoi gesti più o meno eclatanti.
Un artista, un performer, una figura simbolo della protesta russa contro il potere, lo statalismo, che spesso è stata oggetto di feroci critiche anche da parte degli stessi addetti ai lavori. Perché ne parliamo ancora?
Perché la catena Burger King, nella sua versione russa, sembra trovare l’arte violenta del dissenso piuttosto appetitosa, e redditizia. E così, nei punti ristoro di San Pietroburgo, la catena ha ideato quattro menù ispirati all’artista: “Pavlensky Burger”.
Volete assaggiare Seam, ovvero la performance del 2012 in cui l’artista si cucì le labbra per protestare contro la carcerazione delle Pussy Riot? Eccovi serviti l’hamburger con due panini cuciti.
Volete assaggiare il gusto di essere avvolti nel filo spinato, come fece Pavlensky nel 2013 nell’azione Carcass? Eccovi servito il panino con tanto di corona di spine commestibile. E che dire del fuoco appiccato alla sede dei servizi di sicurezza sovietici (FSB) dell’autunno 2015, per cui Pavlensky si è fatto qualche mese di carcere e istituto psichiatrico? Eccovi il panino bruciato!
Ma dulcis in fundo ecco il panino Fixation, che prende spunto dall’azione del 2013 in cui l’artista inchiodò il suo scroto sul selciato della piazza Rossa di Mosca. L’hamburger in questo caso sarà servito su una piattaforma di plastica, con un uovo all’occhio di bue sovrastante, fissato alla fetta di carne con chiodo di plastica. Buon appettito, al cattivo gusto!
Sopra: Pyotr Pavlensky di fronte alla sede moscovita della FSB. Photo courtesy NIGINA BEROEVA/AFP/Getty Images
Home page: Pyotr Pavlensky al tribunale di Mosca lo scorso febbraio. Photo: DMITRY SEREBRYAKOV/AFP/Getty Images














