06 settembre 2016

Bevilacqua La Masa salva? Meglio mettere i punti in chiaro. E dopo le petizioni e gli appelli arrivano le richieste al comune

 

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Il consiglio di Venezia lo scorso luglio, dopo i giorni concitati in cui Bevilacqua La Masa si dava per “riassorbita” dal Comune, ha approvato la delibera che prevede il mantenimento in essere del ruolo istituzionale della Fondazione. Con una serie, però, di cambiamenti non da poco nella struttura della Fondazione: i membri del Consiglio di Amministrazione, passano da 7 a 3, e saranno nominati esclusivamente dal sindaco Luigi Brugaro. Addio, insomma, all’idea di un CdA “indipendente” come è stato fin’ora, e composto da membri di IUAV, Ca’ Foscari e Accademia di Belle Arti e dai sindacati, tra i quali, anche in precedenza, il sindaco doveva scegliere. 
Insomma, il rischio è sempre lo stesso: che si peschi in un mazzo quantomeno sbagliato, se non in qualcosa di inesistente rispetto alla comunità dell’arte internazionale. 
“Chiediamo alle autorità di far sì: 1) che vengano nominate nel CdA persone competenti in arte contemporanea che intendano continuare le pratiche di eccellenza degli ultimi anni di gestione; 2) che sia nominato un presidente (a titolo gratuito), tramite concorso e nomina di commissione qualificata a valutare l’adeguatezza del curriculum; 3) che vengano preservate le attività e le sedi nella loro interezza; 4) che sia cambiato lo statuto, in modo da garantire maggiore autonomia all’istituzione per metterla in grado di meglio tutelare il marchio di qualità e attirare fondi privati; 5) che la giunta si doti di un assessore alla cultura e di una politica culturale che prosegua il progetto finora condiviso a destra e a sinistra di sostenere Venezia come capitale culturale europea di eccellenza; 6) che venga sostenuta la produzione culturale indipendente in città, argine alla monocoltura turistica.
Tutti d’accordo, da Giovanna Furlanetto ad Andrea Zegna, da Jean Hubert Martin ad Adelina Von Fürstenberg, da Massimo Bartolini e Roberto Pinto, da Pierluigi Sacco ad Alessandro Mendini e Mario Botta, continuando per una serie numerosa di artisti, galleristi, curatori, nonché i vecchi presidenti della Fondazione, Chiara Bertola e Angela Vettese. 
E stavolta non per salvare il salvabile, ma per continuare a produrre arte. 

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