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Non ha ancora aperto le porte Frieze London, ma l’aria in città è più che mai densa d’arte e – in realtà senza grande sorpresa – parla italiano.
Senza grande sorpresa perché i grandi artisti del nostro Paese anche quest’anno vanno fortissimo, sia tra gli stand della fiera, sia fuori. Da Luxembourg & Dayan come annunciato c’è Rodolfo Aricò (mentre nella sede neyorchese Giuseppe Scarpitta) e c’è grandissima attesa per le Italian Sale di Sotheby’s, di cui vi abbiamo raccontato in occasione dell’anteprima milanese, così come per quella di Christie’s, dove uno dei pezzi più in vista è Coda di Delfino, 1966, di Pino Pascali, stimata tra il milione e mezzo e i 2 milioni di sterline.
E tanta Arte Povera, si vedrà anche in fiera, come abbiamo notato da una prima sbirciata dietro le quinte. Tra i pezzi forti in città, invece, da non perdere la mostra di Marisa Merz da Thomas Dane, a Duke Street – St. James.
Unica donna della corrente teorizzata da Germano Celant, nel descriverla Richard Flood – nel testo che accompagna la mostra – ha sottolineato come lei e il suo lavoro restino nascosti nei più piccoli spazi, gli angoli e nei margini, insegnando il valore del silenzio e della pace. E con una potenza incredibile, che brilla in un allestimento rigoroso, in grado di valorizzarne questo stralcio di produzione.
E domani, a proposito di grandi italiani, la presentazione del nuovo catalogo dedicato ad Alighiero Boetti. Stay tuned!
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