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Oggi Tornabuoni Art, nella sua sede di Londra, l’ha installato come nuovo omaggio. Ma insieme al Muro di Alighiero Boetti arriva un nuovo libro.
E di libri, su Boetti, ne sono stati scritti a centinaia, ma questo è diverso da ogni altro, perché ispirato proprio al Muro, quella raccolta di appunti che Boetti aveva installato, a partire dal 1972 nella sua casa di Trastevere e di Todi, e che aveva trasferito, via via, in tutti i luoghi dove aveva vissuto, in forma ridotta.
Lo hanno raccontato, al Courtauld Institute, sotto una sala gremita di pubblico attento, Laura Cherubini e Agatha Boetti.
Ma che cos’era il Muro? Un modo per aver sempre qualche “spunto” sott’occhio, che cambiava anche grazie all’aiuto degli amici, ai regali che Alighiero riceveva, a quello che reputava importante, a qualcosa di raccolto.
Oggi il Muro trova nuova forma, appunto, in un catalogo che Laura Cherubini ha doviziosamente curato mettendo insieme, come un puzzle, le testimonianze di chi Boetti l’ha conosciuto, lasciando una traccia personale su questo muro di carta, su questa fotografia traslata di un’opera riconosciuta come finita dopo la morte dell’artista.
Uno strumento che diventerà, c’è da scommetterci, indispensabile per la lettura futura dell’artista, realizzato boettianamente nel metodo, e che ha saggi importanti come quello di Anne Marie Sauzeau sulla mappatura dei mille fiumi più lunghi del mondo, o di Hans Ulrich Obrist, sui progetti mai realizzati dell’artista, con un aneddoto: Boetti avrebbe detto al curatore delle “interviste” di occuparsi solo dei desideri degli artisti.
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